Liberarsi dalla prigione dell’ attaccamento per realizzare i propri veri desideri

L’ uomo non è che desiderio,
così come desidera,
cosi egli diventa.

Upanishad

In realtà, cosa desideriamo veramente?

Le Upanishad ci insegnano che l’uomo non è che desiderio e i saggi sono coloro che hanno realizzato di essere loro stessi gli autori della propria vita.
Lo siamo tutti e comunque, ma la stragrande maggioranza delle persone quando le cose vanno male tende a incolpare altri.
Solo facendoci pienamente carico delle nostre responsabilità e prendendo seriamente in mano la nostra vita, possiamo dirigerla con determinazione, lucidità e fiducia verso livelli di verità sempre più elevati.
Quello che conta è l’evoluzione e noi siamo qui per questo: col corpo di cui disponiamo possiamo percorrere una parte del tragitto, ma se impostiamo la nostra vita in maniera progettuale e costruttiva, il corpo successivo sarà dotato di accessori superiori, di una migliore intelligenza, di una maggiore capacità ed esperienza, di una maggiore empatia. Nella nascita successiva partiremo dal gradino che abbiamo raggiunto in questa vita.
La felicità non é conseguibile a buon mercato, perché i nostri condizionamenti ci impediscono di sperimentarla.
Per chi ha abbattuto questi condizionamenti, per chi li ha destrutturati, per chi ha sciolto tensioni e conflitti all’interno e all’esterno di sé, la felicità è cosa di tutti i giorni, di tutte le ore, di tutti i minuti: è la naturale condizione dell’essere.
Noi possiamo trasformarci secondo i desideri che coltiviamo nel cuore e il comportamento che attuiamo nella nostra vita, nel qui ed ora.
Gli esseri umani dei nostri giorni non hanno ancora chiaro un concetto: tutto ciò che noi in realtà afferriamo, muore. Pensiamo di poter controllare la vita, di portare ogni ambito della nostra esistenza alla perfezione, ma ci dimentichiamo che tutto ciò non è nelle facoltà della natura umana: la natura stessa cambia in continuazione e così sarà sempre nella vita.
Non è necessario che le cose debbano andare secondo i nostri desideri per essere felici non possiamo basare tutta la nostra vita nel pretendere questo.
Quando vogliamo controllare qualcosa stiamo uscendo dal flusso della vita, quindi è necessario imparare il meccanismo del vivere con le mani e le braccia aperte, in segno di accoglienza, non di controllo.
L’attaccamento alle cose e alle persone è una vera prigione che ci lega all’infelicità e ci condiziona in ogni istante della nostra vita.
Bisogna a desiderare nella giusta maniera.
Noi pensiamo troppo spesso che la felicità passi attraverso il desiderio, quante volte nella nostra mente udiamo frasi del tipo: “Come sarei felice se avessi una casa come quella che desidero”, “La mia felicità l’avrò quando incontrerò la persona giusta”;
oppure “Se al mio compleanno riceverò quel regalo, sarò la persona più felice al mondo”.
Questi sono i desideri che ci “imprigionano”, il pensare che senza quella cosa lì, o quella persona lì, noi non possiamo essere felici.
I desideri aiutano a mantener viva l’ immaginazione, se una cosa la si può immaginare la si può anche realizzare ma occorre liberarsi al contempo dell’ attaccamento e dalla prigione del desiderio.
“ Chiedi e ti sarà dato” è scritto nei vangeli, ma bisogna imparare a farlo nel giusto modo, viviamo in un infinito campo di coscienza condiviso, quello che chiedi lo lanci nell’ universo, che però ti potrebbe rispondere in una maniere diversa da quello che ti aspetti,
perché la tua consapevolezza non è abbastanza sviluppata.
E’ un gioco di prestigio, l ‘equilibrio tra il dare una direzione alla propria vita , elaborare progetti e il lasciare le aspettative , senti le tue emozioni e poi lascia andare l ‘attaccamento l ‘Universo ti risponderà ne giusto modo.
L’attaccamento è come un virus, che ammalia l’anima, conduce fuori dalla vita, ed estranea dalla realtà.
Attaccamento però non vuol dire non godere della ricchezza e della pienezza della vita, poiché la vita è pienezza ed abbondanza, ed è necessario godere di questo; ma ricordarsi che tutto può passare, trasmutare in continuazione.
Imparare ad abbracciare i giorni che cambiano, gli amori che passano, le situazioni che si alternano: questa è la vita, il cammino.
Il desiderio è pensare e sentire che non possiamo essere felici senza quella cosa lì, quindi si accetta di vivere una vita in cui la felicità è vincolata, condizionata dalle cose e dalle persone.
Mentre noi possiamo diventare i co-creatori della nostra realtà, tendendo verso la pienezza della vita, in ogni giornata in ogni momento, entrare nella vita che si occupa di noi, abbracciandola in tutti i suoi elementi, godendone appieno .
Quando accettiamo di poter essere felici in ogni momento, allora siamo destinati a vivere in pienezza e non ci sarà nessun desiderio che tenga, perché non ne avremo più bisogno.
Allora con una nuova consapevolezza e abbandonato l’attaccamento i desideri diventano la guida.

” Il desiderio è la via della vita. Se non ammetti di fronte a te stesso il tuo desiderio, allora non seguirai te stesso, ma strade strane che altri hanno tracciato per te.
Così non vivi la tua vita, ma una vita estranea”

– Carl Gustav .Jung, – Il Libro Rosso


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