L’ARTE DI VINCERE SENZA COMBATTERE. UNA BELLISSIMA STORIA PER SUPERARE I PREGIUDIZI.

“Sconfiggere un nemico senza combattere è la più grande delle abilità”

– Sun Tzu – L’ Arte della Guerra

Di fronte a situazioni difficili gli animali hanno solo due scelte, combattere o fuggire, mentre gli esseri umani ne hanno una terza: essere assertivi.
L’assertività (che tradotto dal latino significa “affermazione di sé”) si manifesta nella capacità dell’individuo di saper esprimere e far valere le proprie idee ed opinioni senza aggredire l’altro.

Oltre a coltivare qualità interiori e sapere gestire i propri stati emozionali per riuscire ad essere assertivi bisogna superare uno dei più grandi mali del nostro mondo occidentale quello del pregiudizio oggi amplificato ancora di più dal mondo dei social media.

Il maggiore ostacolo alla scoperta della verità non è la falsa parvenza derivante dalle cose e inducente all’ errore, e neppure, immediatamente, la debolezza dell’intelletto; invece l’opinione preconcetta, il pregiudizio che, come uno pseudo a priori, si oppone alla verità e quindi somiglia a un vento contrario che respinge la nave dalla direzione nella quale soltanto si trova la terra;  talchè timone e vela sono invano operosi.
– Arthur Schopenhauer-

Di seguito una bellissima storia tratta dalla saggezza orientale che ci fa riflettere sui pregiudizi e su come sia possibile risolvere i propri conflitti partendo da se stessi e cambiando il modo di vedere le cose.

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Nella Tokyo degli anni ’50 una sera salì sulla metropolitana un energumeno ubriaco fradicio che, barcollando, tra bestemmie,urla e spintoni, cominciò a terrorizzare i passeggeri,i quali,dandosi al fuggi fuggi generale verso l’estremità opposta della vettura si accucciarono terrorizzati sui propri sedili. Alla scena assistette uno dei primi americani recatosi in Giappone a studiare l’arte marziale dell’ Aikido.
L’americano che era al vertice della sua condizione fisica grazie ad un allenamento quotidiano di otto ore si alzò di scatto in piedi,sentendosi chiamare in causa,prima che qualcuno si facesse male seriamente. Ma al contempo nella sua mente gli riecheggiavano le raccomandazioni del suo maestro:”L’ Aikido è l’arte della riconciliazione. Chi hai in mente di combattere ha già spezzato la proprio armonia con l’universo. Chi cerca di dominare gli altri è già sconfitto. Studia sempre come risolvere il conflitto non come provocarlo!”.
“Ah! Uno sporco straniero!”, mugghiò l’ubriaco interrompendo il flusso dei pensieri dell’americano.
“Gli ci vuole una bella lezione alla maniera giapponese.”, continuò,dirigendosi verso di lui con le mani serrate a pugno.
“Ehi!” , si sentì all’improvviso dal fondo della parte opposta del vagone. E il tono era particolarmente allegro,come di chi avesse per caso incontrato un caro amico che non vedeva da tanto tempo.
L’energumeno,sorpreso,si girò e vide seduto nella penombra un minuscolo vecchietto giapponese sugli 80 anni,avvolto nel suo kimono.
“Vieni qui!” lo chiamò l’anziano con un cenno leggero e affabile della mano.
“Che diavolo vuoi da me?”, grugnì aggressivamente l’ubriaco incamminandosi verso di lui.
Nel frattempo l’americano,che non scorgeva il volto dell’ometto,la cui voce gli suonava famigliare,si teneva pronto ad atterrare l’ubriaco al minimo cenno di violenza.
“Che cosa stai bevendo?”,chiese amichevolmente il vecchio.
“Sakè! Ma a te che te ne importa?”
Borbottò rabbiosamente l’altro in risposta.
“Ma è meraviglioso!”,replicò bonario l’anziano.
“Sai,anche io adoro il Sakè.  Tutte le sere con mia moglie, siamo sposati da quasi 60 anni,ci scaldiamo una boccetta di Sakè poi in giardino seduti su una vecchia panca di legno ce lo gustiamo davanti al nostro ciliegio che cresce nel cortile.”
E continuò descrivendo le bellezze del giardino e del piacere di farsi un Sakè sul finire della giornata.
Mentre ascoltava l’anziano,il viso dell’ubriaco cominciò a distendersi e così le sue mani che,da strette a pugno si aprirono.
“Si anche a me piacciono le ciliegie.” ,disse con voce strascicata.
“Già! E sono certo che hai una moglie fantastica”, replicò il vecchio con tono goioso.
“No”, rispose l’uomo,”Mia moglie è morta.”
E tra i singhiozzi si lanciò nel disperato racconto di come avesse perso la moglie,la casa,il lavoro e di come ora si vergognasse di se stesso.
Proprio in quel momento la metropolitana giunse alla fermata dell’americano.
Scendendo dal vagone udì ancora l’anziano invitare l’uomo a raccontargli tutta la storia,mentre quello,come un bambino smarrito crollava nel sedile,adagiando la testa nel grembo del vecchio.
Mentre il treno ripartiva,la luce della stazione illuminò il volto dell’anziano. Il sorriso benevolo che gli lanciò dal finestrino quasi gli arrestò il cuore:era il suo vecchio maestro di Aikidò.

Tratto da : I 36 Stratagemmi di Gianluca Magi


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